ALLA MANIFESTAZIONE DELLA CGIL DEL 14/11/2008 NON ABBIAMO POTUTO ESPRIMERE LE NOSTRE RAGIONI A CAUSA DELLA … PIOGGIA. PER QUESTO PUBBLICHIAMO IL TESTO SUL NOSTRO SITO
Nel dicembre del 1947 fu promulgata la nostra Costituzione in cui il lavoro è pensato non solo come semplice rapporto contrattuale ed economico ma soprattutto come valore sociale, strumento di libertà, di democrazia e di progresso.
Quei principi ispirarono, nel 1970, lo “Statuto dei Lavoratori” che determinò importanti e notevoli miglioramenti sia sul piano delle condizioni di lavoro che su quello del rapporto fra datori di lavoro, lavoratori e rappresentanze sindacali. Tale norma estese la sua ala protettrice sui lavoratori degli anni ’70, ’80, fino alla prima metà degli anni ’90.
Poi, in seguito ai mutamenti geopolitici di quel periodo, si è affermato il libero mercato, l’assenza di regole, la finanza sfrenata e in Italia abbiamo assistito alla progressiva ascesa dell’attuale nostro primo ministro. Si è cominciato a parlare di mercato del lavoro e sono nate norme inaccettabili in cui si ammetteva una discriminazione tra i lavoratori, tra chi poteva avere un contratto collettivo nazionale e chi era lasciato solo di fronte al datore di lavoro, tra chi era stabile e chi precario. In tal modo i precari sono stati privati della libertà e resi ricattabili, derubati del futuro e privati di certezze, lasciati soli, isolati dal mondo della contrattazione collettiva, merce della competitività e della globalizzazione. Tutto questo ha coinvolto il tessuto sociale in tutti i suoi aspetti disgregando il senso di appartenenza dei lavoratori, rendendo sole le persone di fronte a datori di lavoro sempre più impersonali come multinazionali, manager e consigli d’amministrazione e riducendo i lavoratori alla solitudine, incapaci di lottare insieme e di vedere l’utilità del bene comune, inconsapevoli e ricurvi su se stessi.
Questo disegno in Italia è stato pienamente condiviso dal nostro attuale primo ministro che, in un ventennio, ha sapientemente orchestrato e diligentemente condotto una trasformazione del nostro paese in azienda travestita da pseudo democrazia parlamentare con una connotazione sempre più presidenzialista in cui il parlamento e le minoranze non hanno né voce né possibilità di dialogare.
In una tale situazione di “regime” la precarietà è uno dei tanti strumenti per indebolire la coesione sociale, per coltivare divisioni tra persone sempre più deboli, per eliminare qualsiasi pensiero di cambiamento e nutrire una cultura di subalternità.
Oggi, però, vediamo una nuova via, registriamo forti segni di discontinuità col passato. Il crollo delle borse ha mostrato i limiti della finanza che non può sostituire il lavoro come strumento di ricchezza e dall’America arriva il vento del cambiamento e della speranza. In Italia ci sono altrettanti segnali positivi, fenomeni sociali che, se ben incanalati, potranno portare a un rinascimento della dignità dei lavoratori e del lavoro. L’onda nuova che ha colmato la scuola vede uniti studenti, docenti e famiglie. La lotta sindacale durissima nell’Alitalia vede uniti i lavoratori in maniera esemplare. La battaglia che la CGIL sta facendo contro le politiche antisociali di questo governo ci fa rivedere la determinazione che un sindacato deve avere quando è necessario.
In Campania anche noi precari della sanità vogliamo fare la nostra parte. Abbiamo costituito la “Federazione Precari della Sanità Campana” per creare coesione tra i lavoratori e stimolare in loro la consapevolezza che i propri diritti sono una conquista che si ottiene con la partecipazione, con l’impegno personale e il rispetto della legalità. La nostra controparte da due anni è la Giunta Regionale e in particolare l’Assessorato alla Sanità che oggi è in pericolo di commissariamento. Dico subito che se il Consiglio Regionale ha mostrato grande sensibilità nei nostri confronti l’Assessorato ci ha letteralmente avversato. Sorprende e sconcerta la distorsione in cui è stato ridotto lo "stato di diritto" nella nostra regione. Un esecutivo di sinistra, che per propria natura dovrebbe mettere il lavoro e la lotta al precariato al centro delle proprie politiche sociali, ha completamente ignorato e ostacolato le norme che venivano dal legislatore nazionale e regionale. A distanza di due anni la stabilizzazione sembra essere utopia, qualcosa di complesso e difficilmente realizzabile. In questi mesi abbiamo visto l'assessorato alla sanità inventarsi incredibili artifici per rallentare e rendere difficile la stabilizzazione in Campania. Cavilli fantasiosi, dubbi amletici, crisi esistenziali, sofferenze morali e altro hanno assalito l’Assessorato che doveva eseguire il semplice compito di stilare gli elenchi graduati dei precari. Tutti questi ritardi, tra l’altro, hanno dato la possibilità al nuovo governo nazionale di inventarsi un fantasioso ricorso alla Corte Costituzionale contro la stabilizzazione della dirigenza di primo livello, completamente infondato e che non avrà altro effetto se non quello di provocare altri ritardi per tali lavoratori. In una regione dove si sono viste cose incredibili, con un capovolgimento dei valori, la stabilizzazione si è rappresentata come difficile e immorale. Senza indugio l’assessore ha affermato la singolare tesi che una stabilizzazione mai attuata sia stata la causa del suo sforamento dal piano di rientro… sarà stato un miracolo di San Gennaro o avversione a un processo di giustizia e civiltà? Noi speriamo sia stata una svista e gli facciamo sapere che continueremo la battaglia per ottenere i nostri diritti secondo legge e con la determinazione di chi si gioca la vita. Gli facciamo sapere che grideremo sempre la verità e rintuzzeremo con tutte le forze qualsiasi tentativo di mistificazione.
Infine sento la necessità di ricordare la particolare situazione di noi precari dell’ASL NA5, da sempre in prima linea su questa vertenza e che da due anni siamo stati licenziati, unici in Campania, dal nostro direttore generale dott. Gennaro D’Auria. Egli contro tutte le evidenze, ha sempre sostenuto che la legge non permetteva alcuna proroga o reintegro, nonostante i suoi colleghi di tutta la Campania si comportavano diversamente, nonostante l’assessore, in accordo con il ministero, disponesse con varie circolari di prorogare i precari. Evidentemente per il dott. D’Auria tutta la Pubblica Amministrazione campana e nazionale è fuorilegge e l’unica bandiera della legalità nel paese resta lui. Questo cinico dirigente ci ha riservato un trattamento crudele sottoponendoci a un giogo psicologico in cui siamo stati presi in giro e indotti in divisioni e tensioni interne. Spesso il gioco gli è riuscito ma noi dobbiamo cercare sempre di mantenere l’unità con i lavoratori che condividono la nostra battaglia. Intanto l’azienda si è ridotta a offrire un’assistenza scadente e inadeguata.
Mi piace pensare a noi precari dell’ASL NA5 come testimonianza ed esempio vivente di quanto può accadere in modo casuale a chiunque quando non ci sono regole certe, quando il potere di manager e dirigenti è assoluto e senza controllo. La nostra vicenda rende ancor più chiara la necessità di reagire a qualsiasi ingiustizia, anche se questa non ci riguarda direttamente, la necessità di mantenere l’unità tra lavoratori e tra le persone. A tal proposito concludo citando una poesia di Brecht estremamente attuale e molto gettonata sul web:
<<Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.>>.



